Servizi di Informazione e Sicurezza della Repubblica Italiana

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Nel corso del tempo l'attività dei servizi è andata caratterizzandosi prevalentemente come supporto ad esigenze militari: per ogni Stato si è imposta la necessità di raccogliere notizie sulle attività sviluppate da altri Stati. Con differenti scopi: per diminuirne l'efficienza difensiva, oppure limitarne l'indipendenza e la sovranità, o anche per turbare ed infrangerne i legami di alleanza con altri Paesi.
Oggi questa attività conoscitiva si è notevolmente allargata. Il concetto di azione ha subìto, per esempio, una trasformazione sostanziale: ci si occupa di gruppi terroristici, nazionali ed internazionali, di criminalità organizzata come anche di altri settori tra i quali l'industria, l'economia, la finanza.
Compito dei Servizi di informazione e di sicurezza è quello di operare, sul piano informativo, in difesa preventiva della sicurezza interna ed esterna dello Stato.
Nel perseguire questo obiettivo, i Servizi debbono contrastare varie forme di minaccia, che sono costituite non solo dallo spionaggio tradizionale — quello che si dedica alla ricerca di notizie segrete di ordine militare, politico ed economico — ma anche da altre più sofisticate e subdole forme di offesa: la disinformazione, il sabotaggio, l'ingerenza straniera in ambito politico, economico e culturale.
Per il raggiungimento degli obiettivi, i Servizi di sicurezza devono assumere un doppio atteggiamento operativo:
• acquisire quante più informazioni sulle possibili minacce;
• impedire che si acquisiscano informazioni sul proprio conto.
L'atteggiamento "offensivo" consiste tra l'altro nel costituire una rete di informatori negli ambienti di interesse, in quegli ambienti, cioè, nei quali sussistano elementi che lascino ipotizzare insidie per la sicurezza.
In generale, lo scopo è quello di ottenere informazioni che il detentore non prevede vengano intercettate. L'efficacia è strettamente legata alla segretezza: l'utilità dell'informazione dipende dal fatto che l'avversario non si accorga della compromissione. In caso contrario esso può agire per sminuire il valore o, comunque, prendere le contromisure del caso.
Per questo è spesso necessario creare delle fonti alternative, per impedire che l'avversario scopra, dall'uso di una data informazione, chi possa averla fornita.
Gli informatori, in generale, a prescindere dalle ragioni per le quali si prestano a fornire notizie — e spesso agiscono per motivi di particolare valore morale - hanno assoluto bisogno di segretezza sulla loro identità e sul compito che svolgono. Grazie a loro si possono scoprire le trame occulte che si tessono nell'ambiente in cui si trovano inseriti: possono perciò spesso correre gravi rischi. In alcuni ambienti, come quelli mafiosi, la divulgazione del nome di un confidente può precedere di poche ore l'esecuzione di una condanna a morte.
Se si vuol rendere sterile un servizio, non si deve far altro che rendere sterili le sue fonti confidenziali.
A maggior ragione, l'esigenza di riservatezza si pone nei rapporti con i Servizi dei paesi amici, dei paesi alleati, Servizi con i quali v'è un continuo scambio di informazioni. Nessun Servizio è disposto a collaborare in pieno, se sa che le informazioni che esso fornisce sono destinate a diventar pubbliche.