Dai tempi più antichi, ci sono tramandati episodi di attività informativa svolta
da intere comunità o da singoli soggetti. Erodoto, il padre della
storia, racconta con dovizia di particolari lo stratagemma di un tal
Zopiro che, infiltratosi con l'inganno tra gli avversari, consentì a
Dario, re persiano, di espugnare la città di Babilonia. Anche dalle
opere degli storici dell'antica Roma ci pervengono notizie di come
Annibale, Scipione l'Africano, Cesare utilizzassero le tecniche di
informazione. I Romani solevano tenere in grande considerazione
l'efficacia dell'attività informativa non solo per i vantaggi, ma
anche per i pericoli che potevano derivare da quella svolta dai
nemici. Infatti la collusione con il nemico (in latino
"perduellio"), rientrava addirittura tra i "crimina maiestatis",
cioè i delitti contro lo Stato. Per essa era prevista la pena di
morte. E prima di Silla, addirittura la crocifissione. Da quando
sono sorte le prime comunità organizzate, si è avvertita l'esigenza
di conoscere quanto più possibile il mondo circostante, gli intenti,
la forza, il modo di vivere delle comunità vicine: sia per potersi
meglio difendere da eventuali aggressioni e quindi per necessità di
sopravvivenza, sia per preparare le basi di una propria espansione.
E' da allora, che si vengono a delineare, le prime ragioni di
esistenza di organismi, che noi chiamiamo i Servizi segreti,
incaricati di svolgere attività informativa in difesa della
sicurezza della comunità.
:: Di che cosa si occupano i Servizi di informazione e sicurezza?
Nel corso del tempo l'attività dei servizi è andata caratterizzandosi
prevalentemente come supporto ad esigenze militari: per ogni Stato
si è imposta la necessità di raccogliere notizie sulle attività
sviluppate da altri Stati. Con differenti scopi: per diminuirne
l'efficienza difensiva, oppure limitarne l'indipendenza e la
sovranità, o anche per turbare ed infrangerne i legami di alleanza con altri Paesi.
Oggi questa attività conoscitiva si è notevolmente allargata.
Il concetto di azione ha subìto, per
esempio, una trasformazione sostanziale: ci si occupa di gruppi
terroristici, nazionali ed internazionali, di criminalità organizzata a valenza eversiva, come anche di altri
settori tra i quali l'industria, l'economia, la finanza.
Compito dei Servizi di informazione e di
sicurezza è quello di operare, sul piano informativo, in difesa
preventiva della sicurezza interna ed esterna dello Stato. Nel
perseguire questo obiettivo, i Servizi debbono contrastare varie
forme di minaccia, che sono costituite non solo dallo spionaggio
tradizionale — quello che si dedica alla ricerca di notizie segrete
di ordine militare, politico ed economico — ma anche da altre più
sofisticate e subdole forme di offesa: la disinformazione, il
sabotaggio, l'ingerenza straniera in ambito politico, economico e
culturale.
Il personale dei Servizi è costituito da
dipendenti civili e militari dello Stato che vengono trasferiti, con
il loro consenso, alle esclusive dipendenze degli Organismi di
informazione e sicurezza, nonché da personale assunto
direttamente. Il reclutamento tramite assunzione diretta è
sospeso in attesa dell'ormai imminente modifica delle regole volte a
garantire maggiore trasparenza e omogeneità delle procedure per
ottenere la massima qualità possibile delle professionalità
scelte. Non possono, comunque, accedere agli Organismi
intelligence i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e
comunali, i magistrati, i ministri di culto ed i giornalisti
professionisti. Sono, altresì, esclusi coloro che non diano sicuro affidamento di
scrupolosa fedeltà alle Istituzioni e di osservanza alle leggi dello Stato.
Nelle attuali situazioni di conflitto, ci sono
nuovi campi di attività che si affiancano, quando non si
sostituiscono, alla tradizionale azione militare. Sempre più
raramente, ad esempio, gli atti di aggressione verso altri Stati si
concretizzano in azioni belliche. Si fa ricorso a forme di pressioni
economiche e politiche fino a giungere — ma non è certo il caso
dell'Italia - a veri e propri atti di terrorismo, la cosiddetta
"guerra surrogata". Alcuni Paesi sostengono attivamente il
terrorismo internazionale, lo considerano un'arma politica decisiva
per stringere nuove alleanze, romperne di vecchie, interrompere
circuiti politico-commerciali di Paesi terzi. E' come se fosse una
specie di diplomazia alternativa che si svolge sotterraneamente, ma
in maniera parallela a quella ufficiale. Per difendersi da queste
attività, da questo tipo di manovre insidiose non si può agire allo
scoperto, con i normali canali internazionali, così come non
possiamo pretendere di scoprire le venature di un giacimento
petrolifero semplicemente tastando il terreno. E', allora,
compito dei Servizi di sicurezza trovare i tempi e i modi per
combattere queste minacce che si sviluppano per vie
occulte.
:: Si parla oggi di nuove minacce: come si sono sviluppate?
Il moltiplicarsi di nuove forme di aggressione è
dovuto principalmente a due ragioni. La prima consiste nei limiti
oggettivi che oggi incontra l'attacco militare di stampo
tradizionale; sarebbe infatti destinato ad infrangersi contro il
terrore dell'irreparabilità del conflitto nucleare che finirebbe per
scatenare. La seconda deriva dalla complessità della rete di
relazioni che caratterizzano il mondo di oggi: sempre più intensa è
la circolazione degli uomini e delle idee. Conseguentemente si
possono sviluppare e attuare sul piano internazionale, disegni
pericolosi che un tempo nascevano e si esaurivano in un determinato
e limitato territorio. I pericoli, da cui uno Stato deve
guardarsi per difendere la propria esistenza e le proprie strutture,
hanno subìto un profonda trasformazione. Cambiano i pericoli, cambia
il concetto di difesa intesa ora in senso "globale". Si capisce
allora perché la difesa del territorio e della sovranità degli Stati
affidata unicamente alle armi e ad azioni preventive ricorrendo
all'uso della macchina militare, non sono l'unica risposta
possibile. Si ricorre ad una più vasta ed articolata gamma di
attività, di interventi, di strumenti, anche nei settori
civili. L'esigenza della difesa della sicurezza dello Stato non
può essere affrontata adeguatamente senza quella che chiamiamo
azione informativa. Il compito specifico affidato da ogni Stato al
proprio o ai propri Servizi di informazione, consiste appunto in
questo genere di azione che dovrà saper essere preventiva ed
efficace.
:: Da dove provengono le minacce alla nostra sicurezza?
Sul piano esterno la minaccia classica
è rappresentata dallo spionaggio militare, che tende ad impossessarsi
di segreti o dati riservati relativi al potenziale difensivo di un Paese.
Ma l'evoluzione delle situazioni internazionali ed i complessi ed articolati
rapporti di forze attualmente esistenti con le nazioni hanno fatto
sì che l'attività di "intelligence" sia soprattutto indirizzata a
contrastare: iniziative avversarie dirette ad incidere sull'assetto
politico-istituzionale interno; quelle nell'ambito economico, per
minacciare il potenziale economico e produttivo del Paese, ma anche
per impadronirsi di segreti industriali e tecnologici, la cui
conoscenza mette l'avversario in posizione di maggior forza nei
rapporti internazionali. Le potenziali minacce esterne alla
sicurezza di un Paese dipendono necessariamente dalla sua posizione
geografica. Di conseguenza, l'attività informativa si concentra, di
solito, nelle aree più vicine ed in quelle dalle quali è più
probabile provengano azioni offensive o destabilizzanti. Se
pensiamo, ad esempio, ai Paesi del bacino del Mediterraneo, tutti
direttamente o indirettamente interessati allo scenario del Medio
Oriente, qui l'instabilità politico-militare dà vita ad attività di
quella cosiddetta "guerra surrogata" che si esprime con azioni di
terrorismo diffuso. Da questo punto di vista — se pensiamo
all'Italia - assumono un particolare interesse informativo le
possibili collusioni di gruppi stranieri sia con ambienti
terroristici interni sia con quelli della criminalità
organizzata. Per conseguire obiettivi informativi connessi alle
varie forme di minaccia è a questo punto essenziale il ruolo della
collaborazione internazionale, una collaborazione che si realizza
attraverso il collegamento con omologhi Servizi di Paesi alleati ed
amici.
Anche sul piano
della sicurezza interna, troviamo forme di minaccia contro gli
interessi politico-istituzionali. Minacce che possono provenire non
solo da elementi legati all'area del terrorismo, ma anche da centri
di potere, più o meno occulti, che intendono condizionare il normale
corso politico e le libere scelte degli organi dello Stato. Così,
oltre all'attività informativa diretta contro la destabilizzazione
operata dai gruppi terroristici e contro tutti i fenomeni connessi
all'eversione in genere (traffico delle armi, attività di supporto e
di fiancheggiamento), i Servizi si occupano anche di fenomeni legati
all'attività della grande criminalità organizzata: quando essa
agisca con l'intento di indebolire e sottomettere ai propri fini le
istituzioni dello Stato, esercitando gravi condizionamenti
nell'ambito politico, finanziario e sociale. Sempre per quanto
attiene al settore interno, l'azione informativa riguarda anche
fenomeni di indipendentismo o di separatismo alimentati da gruppi o
movimenti sostenuti, talvolta, direttamente o indirettamente da
altri Paesi.
:: In concreto, i Servizi come contrastano le minacce alla sicurezza del Paese?
I Servizi esplicano, nel rispetto della vigente normativa,
una costante funzione di ricerca e di difesa informativa, basata sia sul fattore umano che su quello tecnico.
Detta funzione è finalizzata ad acquisire dati e notizie di potenziale interesse ai fini della sicurezza
nazionale, da intendere nella sua più ampia accezione.
Gli elementi informativi, così raccolti, vengono valutati ed analizzati. I risultati di tale processo
elaborativo, ove ritenuti rilevanti, sono di volta in volta comunicati all'Autorità politica e/o ai vari Enti
istituzionali per i profili considerati di competenza.
Nel caso emergano informazioni o elementi di prova relativi a fatti configurabili come reati, i Direttori dei Servizi hanno l'obbligo di fornirli ai competenti organi di polizia giudiziaria.
:: Come raccolgono informazioni i Servizi segreti?
Le modalità attraverso cui i Servizi acquisiscono informazioni
possono essere di diverso tipo: accanto alle tradizionali fonti umane, ossia alla raccolta
di notizie tramite agenti, informatori od osservatori (HUMINT) vi sono strumenti, a
volte tecnologicamente sofisticati, capaci di captare segnali di varia natura (SIGINT),
immagini (IMINT) o di effettuare misurazioni o tracciati (MASINT).
Un ruolo crescente è, infine, quello assunto dalle fonti aperte (OSINT),
cioè da tutte quelle notizie acquisibili dai mezzi di comunicazione pubblici.
:: Che cos'è l'HUMINT? (HUMAN INTELLIGENCE RESOURCES)
L'HUMINT è l'attività informativa che si svolge attraverso le fonti umane,
ossia con l'impegno di risorse quali gli agenti, gli informatori e gli osservatori, da cui raccogliere elementi
informativi che saranno poi oggetto di elaborazione.
L'OSINT è la raccolta informativa attraverso fonti aperte, cioè attraverso tutti i mezzi di
comunicazione pubblica come la stampa, le televisioni, le radio, internet, etc.
:: Che cos'è l'IMINT? (IMMAGERY - OR IMITATIVE - INTELLIGENCE)
L'IMINT è l'attività di raccolta di informazioni attraverso
fotografie, video riprese a mezzo di satelliti, nonché con l'uso di mezzi come l'ottica elettronica,
i raggi infrarossi ed altri, ai fini della "lettura" ed interpretazione delle relative immagini.
:: Che cos'è la MASINT? (MEASUREMENT AND SIGNATURE INTELLIGENCE)
La MASINT è l'attività informativa che si base su misurazioni
e tracciati nel campo acustico e delle radiazioni ed ogni altra forma tecnica
di acquisizione intelligence che non rientra nelle definizioni di sigint e di imint.
Il sistema italiano di organizzazione dei servizi è basato sul principio della duplicità dei Servizi.
Il SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare), alle dipendenze del Ministro della Difesa, ha compiti informativi e di sicurezza per la difesa, sul piano militare dell'indipendenza e dell'integrità dello Stato.
Il SISDE (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica), alle dipendenze del Ministro dell'Interno, ha compiti informativi e di sicurezza per la difesa dello Stato democratico e delle istituzioni che, secondo la nostra Costituzione, sono a suo fondamento contro chiunque vi attenti e contro ogni forma di eversione.
La suddivisione delle competenze tra SISMI e SISDE è stata decisa sulla base dell'interesse da tutelare (sicurezza militare e sicurezza democratica) e non su base territoriale (Servizio interno e Servizio esterno) come avviene per lo più negli altri Stati.
I due Servizi (SISMI e SISDE) sono tenuti a comunicare ai Ministri, dai
quali rispettivamente dipendono, ed al Comitato esecutivo per i servizi di informazione e di sicurezza (CESIS) tutte le informazioni acquisite, le analisi e le situazioni elaborate, le operazioni compiute e tutto ciò che attiene alla loro attività.
Il CESIS fornisce al Presidente del Consiglio dei Ministri gli elementi necessari per il concreto esercizio delle sue funzioni di alta direzione e di coordinamento del settore informativo. E' presieduto dal Presidente del Consiglio che può delegare tale funzione ad un Sottosegretario di Stato. Di esso fanno parte, oltre al Segretario Generale del Comitato, organi dello Stato dei diversi settori interessati, tra cui il Capo di Stato Maggiore della Difesa, i vertici delle Forze di polizia, i Direttori dei Servizi.
La continuità dell'attività del CESIS è assicurata dalla Segreteria Generale che provvede in permanenza ad assicurare che il flusso delle informazioni proveniente dai Servizi giunga al Presidente del Consiglio in modo organico e coordinato ed arricchito da ulteriori valutazioni.
La Segreteria Generale, inoltre, opera come strumento esecutivo: attraverso di essa il Presidente del Consiglio esercita il suo ruolo di indirizzo unitario all'azione dei due Servizi.
Né il CESIS, né la Segreteria Generale del CESIS esercitano un'attività informativa autonoma. Essi non costituiscono un terzo Servizio"; piuttosto un centro verso il quale SISMI e SISDE canalizzano le informazioni acquisite. Quindi vengono valutate ed elaborate assieme alle altre notizie che pervengono da altri organi dello Stato.
Per l'esercizio delle sue funzioni il Presidente del Consiglio si avvale oltre che del Comitato
esecutivo per i servizi di informazione e di sicurezza (CESIS) anche del Comitato interministeriale per le informazioni
e la sicurezza (CIIS). Il CIIS ha compiti di consulenza e di proposta per il Presidente del Consiglio sugli
indirizzi generali e gli obiettivi fondamentali da perseguire nel quadro della politica informativa e di sicurezza.
E' presieduto dal Presidente del Consiglio ed è composto da: i Ministri degli Affari Esteri, dell'Interno, della Giustizia,
della Difesa, dell'Economia e Finanze e delle Attività produttive. Possono essere chiamati a partecipare alle riunioni altri
Ministri, i Direttori dei Servizi (SISMI e SISDE), altre autorità ed esperti.
Al CIIS vengono in generale sottoposti i problemi che implicano valutazioni di ordine politico, interno e internazionale.
:: Che cos'è il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza?
Il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza è composto da quattro
deputati e quatto senatori. Esso controlla che vengano rispettati i principi sui quali si basa l'attuale organizzazione
dell'intero settore informativo. Può chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Comitato interministeriale
per le informazioni e la sicurezza (CIIS) informazioni sulle linee essenziali delle strutture e dell'attività dei Servizi
e può formulare proposte e rilievi.
Gli atti del Comitato sono coperti dal segreto e gli stessi componenti sono vincolati al segreto relativamente alle informazioni
acquisite ed alle proposte ed ai rilievi formulati. Se il Presidente del Consiglio ritiene che le informazioni richieste dal
Comitato parlamentare eccedono le "linee essenziali" delle strutture e dell'attività dei Servizi può opporre al Comitato
il segreto di Stato, indicandone le ragioni. Se il Comitato parlamentare ritiene infondata l'opposizione da parte del Presidente
del segreto, ne riferisce al Parlamento perché ne dia una valutazione politica fino a proporre una mozione di sfiducia.
Una ulteriore forma di controllo parlamentare, è costituita dalla relazione che il Governo presenta semestralmente al
Parlamento sulla politica di informazione e sicurezza e sui risultati ottenuti. La relazione contiene gli elementi forniti dai
Servizi ed è predisposta dalla Segreteria Generale del CESIS.
:: In che relazione stanno Governo e Servizi di informazione e sicurezza?
Il potere esecutivo cioè il Governo nel suo complesso si presenta ai Servizi
come un cliente, se così si può dire, che ne orienta l'attività in direzione degli obiettivi ritenuti di
volta in volta necessari. Dal canto loro i Servizi raccolgono istituzionalmente, di propria iniziativa,
quelle informazioni che normalmente non possono essere acquisite da parte di altri organi dello Stato
che, valutate ed analizzate, vengono messe a disposizione del Governo, della sua politica interna ed internazionale.
Negli Stati moderni, in definitiva, si verifica una particolare osmosi tra Governi e Servizi: mentre i primi imprimono
ai secondi determinati impulsi operativi, da questi ricevono a loro volta un costante flusso che alimenta le loro
conoscenze sulle più delicate ed importanti situazioni interne ed esterne.
:: Quando si parla di Servizi segreti la fantasia corre a James Bond. C'è del vero?
Per parlare delle caratteristiche dell'attività dei Servizi di sicurezza
bisogna sgomberare il campo dai luoghi comuni della letteratura e della cinematografia.
Nascono allora quelle figure stereotipate dell'"agente segreto" che si dividono equamente
il posto nella fantasia popolare, inevitabilmente portata a ritagliarsi la propria immagine dell'agente:
dalle spettacolari quanto improbabili situazioni di Fleming, l'autore di 007, alla cortina impenetrabile
dei romanzi di Conrad. La letteratura dei romanzi ci consegna, dunque, figure di agenti segreti
assai improbabili: o il "superman" che, dopo rocambolesche avventure sventa da solo intricati complotti
internazionali, o individui che occultamente raccolgono notizie e informazioni, sostanzialmente inerti e
passivi di fronte agli accadimenti esterni.
La realtà, come spesso accade, è diversa e sostanzialmente
più lineare nella sua semplicità. L'agente segreto è una persona calata nella sua epoca,
che vive il suo tempo attraversato da conflitti sociali e politici oggi non più soltanto limitati
a quelli tra strutture militari di organismi contrapposti, ma articolati ed estesi ai più vari settori
delle relazioni umane. E' perciò vecchia e datata l'immagine dell'agente che cerca di informarsi
sul potenziale difensivo di uno Stato: o meglio, è superata l'idea che l'agente faccia solo questo.
Oggi, l'atto di aggressione non ha contorni definiti o definibili, ma viene scoperto attraverso la
ricostruzione minuziosa di vari tasselli apparentemente insignificanti, l'uno separato dall'altro,
messi in opera da gruppi od organismi, interni od esterni, la cui azione è molto più pericolosa
di un'aggressione frontale. Si sottrae infatti ad una immediata percezione e ad una conseguente,
pronta reazione difensiva. Non è diversa l'azione di chi crea fermenti d'opinione destabilizzanti,
oppure penetra nei meccanismi produttivi per condizionare le scelte di politica economica dello Stato.
A questo punto, la figura dell'agente segreto che "spia" il potenziale militare straniero e riferisce
i dati ottenuti al proprio Governo lascia necessariamente il posto ad un organo altamente
specializzato. Una struttura che procede quotidianamente ad un accurato lavoro di raccolta dati,
di ricostruzione di situazioni di potenziale pericolo, di comparazione, raffronti e composizione di
elementi tra loro eterogenei, che possono tuttavia essere ricondotti — come risalendo il delta
di un fiume — ad un'unica sorgente offensiva. E' un'attività prevalentemente intellettuale, raffinata e
di alta specializzazione, i cui risultati positivi sono quasi sempre meno eclatanti di un'azione di polizia,
anche se di "routine", ma non per questo meno preziosi per la sicurezza dello Stato e della collettività.
Nel 1976, il Governo dell'epoca, presieduto da Giulio Andreotti,
presentò alle Camere un disegno di legge che prevedeva il Servizio unico. Nel corso, poi,
dell'esame del provvedimento in sede parlamentare venne fuori una larga maggioranza che,
in luogo del modello unitario, ritenne di portare avanti un sistema binario, che privilegiava
un'impostazione articolata dei servizi. Nella discussione parlamentare, infatti, risultarono
prevalenti le condiderazioni che tendevano ad evitare una concentrazione di poteri, rispetto
a quelle che ritenevano opportuno realizzare il massimo di unitarietà per una migliore
efficacia dell'attività informativa. Sulla base del principio binario nacquero,
così, SISMI e SISDE.
Nel corso della storia anche recente dei "Servizi segreti" si sono a volte verificati gravi
comportamenti divergenti e in contrasto con i fini istituzionali dei Servizi: quelli di lavorare esclusivamente per la
sicurezza dei cittadini e dello Stato. Comportamenti di taluni individui senza scrupoli; si è trattato di avvenimenti e
comportamenti gravi, che hanno comportato e comportano ferme reazioni da parte dello Stato sul piano della sanzione
penale e impongono risposte adeguate riguardo al coordinamento, al controllo e ai sistemi di garanzie; avvenimenti
e comportamenti imputabili alla cattiva coscienza di singole persone o gruppi di persone che hanno inciso negativamente
sull'immagine dei Servizi ma che non possono certo mettere in discussione l'importanza della funzione dei Servizi
e soprattutto le ragioni della loro esistenza.
:: Riservatezza e immagine: in quale relazione stanno?
Il requisito della riservatezza, fondamentale, come s'è visto, per l'esistenza
stessa dei Servizi di sicurezza, costituisce nello stesso tempo una garanzia ed un limite per la loro immagine.
Se molti sono infatti i successi conseguiti dai Servizi, pochissimi sono quelli conosciuti dall'opinione pubblica:
la immediata risonanza di un arresto effettuato dalle forze di polizia o di una battaglia vinta in guerra risaltano
molto più del delicato e paziente lavoro informativo che ha consentito risultati altrettanto importanti.